Francia colonialista. Italia soccombente

Molto spesso, se non sempre, sono i dettagli che nascondono grandi manovre.
Purtroppo, generalmente, il popolo non presta l’attenzione necessaria ai dettagli preferendo le “grandi questioni”; grandi solo perché i media fanno un gran cancan con una ripetizione ossessiva del tema.
Noi siamo stati colpiti dal contenuto del messaggio d’augurio di Macron, su Twitter, indirizzato al Presidente Mattarella, in occasione del primo anniversario del cosiddetto “Trattato del Quirinale”. Il presidente francese coglie l’occasione dell’anniversario del “Trattato di cooperazione bilaterale rafforzata” per un “messaggio di profonda amicizia al popolo italiano. Esattamente un anno fa, abbiamo suggellato l’unione tra i nostri due Paesi con un trattato”.

Unione Francia – Italia? Dove? Quando? Come?
O i transalpini non conoscono il significato di “unione” e, quindi, siamo in presenza di uno strafalcione diplomatico (il che appare molto improbabile); ovvero c’è qualcosa che andrebbe chiarita, da subito.
Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, risponde a stretto giro a Macron, sottolineando come il Trattato rilanci “un’intensa e autentica amicizia tra i nostri popoli, che va alimentata nell’interesse comune dei due Paesi e, insieme, dell’Ue”.
Il lemma “unione” è sparito! E compare il riferimento alla UE.
E, infatti, a correzione, interviene subito un comunicato congiunto del Colle e dell’Eliseo declinando una “piena collaborazione in ogni settore sia in ambito bilaterale sia dell’Unione Europea”.
Appare strano che, in questa Europa, si viaggi per trattati bilaterali proprio sulle questioni di caratura europea.
Sembra quasi che gli Stati membri e i loro governanti non ripongano molta fiducia nella Comunità Europea.
In questa ridda di messaggi e puntualizzazioni, è doveroso informare come Macron abbia colto l’occasione della frana a Casamicciola per una telefonata alla Meloni di sostegno e solidarietà per il disastro di Ischia e di augurio per l’anniversario del Trattato.
Ma cosa dice il Trattato del Quirinale?
Dice RAINEWS24: “Interveniamo nei settori cruciali per i nostri paesi: sicurezza, giustizia, ricerca, industria”, ha detto il presidente del Consiglio (ndr: Draghi). Per il presidente francese “creeremo una visione geopolitica comune”.
E Draghi: “Difesa europea, revisione delle regole di bilancio, politica comune sui migranti, tecnologia … rafforziamo la cooperazione tra i nostri due Stati, creiamo strumenti istituzionali per renderla più strutturale, valorizziamo al meglio le attività dei nostri cittadini e delle nostre imprese”.
E Macron vede: Una “comunità di destini” fondata sui “valori di pace e sicurezza, rispetto della dignità umana, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, della democrazia, dell’eguaglianza e dello Stato di diritto”.
Italia e Francia richiamano “un’Europa democratica, unita e sovrana”; “riconoscono il Mediterraneo come loro ambiente comune”; “sviluppano sinergie e rafforzano il coordinamento su tutte le questioni che influiscono sulla sicurezza, sullo sviluppo socioeconomico, sull’integrazione, sulla pace e sulla tutela dei diritti umani nella regione, e sul contrasto dello sfruttamento della migrazione irregolare”.
Ogni anno si terrà un vertice intergovernativo.

Quindi Sicurezza e Difesa, Giustizia, Migrazione, Istruzione, Ricerca, Giovani,
Collaborazione Economica ponendo l’accento sulla “doppia transizione digitale ed ecologica”; sugli “scambi tra i rispettivi attori economici”; su “progetti congiunti per lo sviluppo di startup, piccole e medie imprese o grandi imprese”; su “la cyber-sicurezza, il cloud, l’intelligenza artificiale, la condivisione dei dati, la connettività, il 5G-6G, la digitalizzazione dei pagamenti e la quantistica”.
Non sembra che sia rimasto nulla fuori dal Trattato.

Ma si possono cogliere agevolmente le formule “strumenti istituzionali per renderlo più strutturale” e “il Mediterraneo come ambiente comune” che hanno un loro ben definito significato politico, ignoto solo a chi sia del tutto distratto.
Vedi https://zonafrancanews.info/2022/11/22/in-europa-qualcosa-si-muove/ e
https://bariseranews.it/2022/11/29/italia-francia-cosa-bolle/.
Ma, poi, Macron dice: “Ho fiducia in Mattarella. Chiunque egli nomini, lavoreremo con lui”, come se il governo italiano sia garantito dal Capo dello Stato e non dal Parlamento (e, qui, potrebbe nascere un ampio dibattito sul corretto funzionamento costituzionale delle Istituzioni italiane!).
Ma, poi, la prima ministra francese Borne e la ministra Boone dichiarano che vigileranno “sul rispetto dei diritti e delle libertà” in Italia, ergendosi autocraticamente a giudici di moralità. La risposta della presidente Meloni è caustica: “una inaccettabile ingerenza …. l’era dei governi a guida Pd che chiedono tutela all’estero è finita, credo sia chiaro a tutti, in Italia e in Europa”.
Il che scatena l’intervento dei pompieri Mattarella e Draghi per spegnere il fuoco.
Ma, poi, scoppia il conflitto sulla immigrazione e il rifiuto francese di accogliere 123 migranti della Ocean Viking (strano, visto che l’immigrazione fa parte del Trattato del Quirinale!).

Scorrettezze? Sorge il dubbio che fra Mattarella, Draghi e Macron ci sia, quello si, un Trattato di Ferro.
Questa cosa, dunque, che cosa è? Una Unione o un Trattato?
E dopo un Trattato così, i Galli si permettono di trattarci in questo modo, da subalterni?

Per la cronaca, tutti i partiti (cosa mai ne avranno capito…) hanno votato il Trattato, eccetto Fratelli d’Italia.

Il conflitto Francia – Italia è appena agli inizi; con la Francia in veste coloniale.
Purtroppo, il conflitto appare insanabile perché è una discrasia di modelli sociopolitici identitari.
Mentre il modello francese si basa sulla “standardizzazione”, il che significa accentramento nella Pubblica Amministrazione e nella Burocrazia che, così, si sostituiscono alla libera impresa, imbrigliandola; quello italiano, peraltro già ampiamente penalizzato dall’adesione pluridecennale ai modelli d’oltralpe, si basa sulla iniziativa privata.
Una grande e significativa differenza che affonda le sue radici nella diversità delle identità culturali.

Sembra che si prepari una bella sceneggiata.

Antonio Vox – Presidente “Sistema Paese” – Economia Reale & Società Civile

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