In Europa qualcosa si muove

Mentre il nostro Presidente del Consiglio (o la nostra presidente… ) si affanna a dimostrare il suo europeismo e il suo atlantismo in una strana maniera, più realista del re, qualcosa sembra muoversi in Europa.

Flebili segnali; piuttosto che segnali, sensazioni.

È indubbio che la guerra Russo/Ucraina, che ha coinvolto tutto il mondo occidentale ed orientale, e l’insieme delle sanzioni, frazionate in tanti pacchetti di cui si è perduto il conto, cui si sono associati un coacervo di speculazioni internazionali, abbiano generato un disagio economico e, per ricaduta, una sofferenza sociale, soprattutto nel vecchio Continente.

C’è l’impressione che i Paesi Europei, in varie intensità, comincino a mostrare segni di insofferenza. 

L’intervento di Zelensky al G20 di Bali (che lui chiama G19!), con i suoi irricevibili dieci punti per la pace, e il suo puntare decisamente il dito sulla Russia per i missili caduti in Polonia, nell’aver prodotto una immediata reazione “pacifista” nei suoi alleati occidentali, appare una delle tante spie di questo ipotetico scenario sopradescritto.

Biden ha immediatamente scelto di smorzare l’incendio e di non ampliare il conflitto, nella chiara consapevolezza che la prima vittima sarebbe stata l’Europa. Tanto che si comincia a parlare di una imminente fine della guerra.

Olaf Scholz, già vicecancelliere di Angela Merkel, che ha vissuto una Europa a trazione tedesca, ora è preoccupato della crisi che incombe sulla Germania.

La sua forte struttura industriale, che gli ha consentito, in tempi passati, di esportare in Europa, Russia, Cina ed Usa i suoi prodotti, è, a causa della guerra e dei mutati rapporti di forza, in grave affanno.

Prima, la Germania godeva di una posizione di indubbia supremazia pur finanziando tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea.

La fame di energia del complesso industriale tedesco era stata risolta grazie al suo stretto legame con la Russia; la qual cosa non poteva che irritare gli USA.

Nel contempo, la Germania, per non rimanere isolata e schiava in Europa seduta sul suo scranno privilegiato, attuava una forte real politik di alleanza con la Francia, privilegiato paese fondatore della EU, tanto che appariva, nel contesto europeo, un dominante asse franco-tedesco.

La guerra Russia/Ucraina ha fatto saltare lo schema.

Chi non ricorda l’esplosione al gasdotto North Stream 1, di cui non si parla più, forse deliberatamente?

Sembra un avvertimento alla Germania oltre che un danno di guerra.

La Germania ha subito risposto stanziando un budget di € 200 mld per sostenere il suo tessuto produttivo; ciò ha innescato inevitabili forti critiche degli altri paesi europei.

La rivitalizzazione della NATO, prima quasi inesistente, sconvolgendo le priorità ed entrando a gamba tesa nella politica europea, ha sconvolto tutti gli equilibri.

Sul versante francese, la solidità energetica, garantita dal nucleare, ha suggerito a Macron di porsi come mediatore nei confronti di Putin.

Di fronte a questo nuovo scenario, il vecchio asse franco-tedesco non poteva reggere più anche alla luce della realizzazione di nuovi gasdotti a fronte di un mutato panorama che non prevede, in tempi brevi, il ripristino delle antiche relazioni con la Russia.

Cosa c’è in ballo? il Mid-Cat (Midi-Catalogna) e il Bar-Mar (Barcellona-Marsiglia).

Il primo, fortemente sponsorizzato dalla Germania per ricevere gas dall’Algeria, via Spagna, è stato stranamente bloccato dalla Francia; il secondo, sponsorizzato da Macron con Spagna e Portogallo, per trasferire in Francia prima gas e poi idrogeno, intanto va avanti. Non sembra che ci sia il presupposto di tenere la Germania sotto scacco energetico?

L’asse franco-tedesco si basava su di un accordo tacito: alla Francia il primato militare, con sua “force de frappe” in campo nucleare; alla Germania quello economico e industriale. Ma, ora, Scholz, adempiendo alla richiesta NATO di portare la spesa militare al 2% del Pil, con una spesa ulteriore di € 100 miliardi per ammodernare le sue forze armate, ha rotto i precedenti accordi.

Inoltre, la Germania ha deliberato 1. acquisti di aerei da combattimento F35 non tenendo conto della joint venture franco–tedesca (Dassault e Airbus) per la realizzazione di un aereo da combattimento europeo, il Future Combat Air System (Fcas); 2. acquisti, insieme ad altri 13 Paesi europei orientali, di sistemi di difesa antimissilistica di tecnologia Stati Uniti–Israele, pur possedendo Francia e Italia analoghi brevetti.

Scholz, inoltre, si è mosso freneticamente: visita a Xi Jinping, subito dopo la sua terza investitura; decisione di vendere alla azienda di Stato cinese Cosco il 24,9% di un terminale del porto di Amburgo, consentendo così alla Cina di essere presente in Europa, dal Pireo a Trieste, da Rotterdam ad Anversa.

Quale la conclusione? Una Francia proiettata verso il Mediterraneo e una Germania proiettata verso il Nord Europa.

Nel primo caso, si spiega il dissapore Francia/Italia, nato ipocritamente sul tema immigrati ma che tutto fa credere che Macron possa vedere in Meloni un competitor.

Nel secondo caso, si spiega la reazione USA che vede non di buon occhio l’attenzione della Germania a Paesi quali la Cina e l’India.

Infatti, gli USA hanno “suggerito con forza” che la Cina non detenesse una partecipazione di controllo in un terminal portuale di Amburgo; il che ha scatenato la reazione di Pechino che ha dichiarato che gli Stati Uniti “non hanno il diritto” di interferire nella cooperazione tra Cina e Germania.  

La guerra Russia/Ucraina assume sempre più i connotati di una guerra per procura tra Stati Uniti e Cina.

Sembra che tutti, ormai, ne hanno consapevolezza.

Tutti si posizionano perché è in gioco il dominio del mondo.

Il bilaterale Xi-Biden di Bali ha prodotto solo un unico risultato ma molto importante: i due non hanno nessuna voglia di procedere verso una guerra guerreggiata perché sarebbe solo una guerra mondiale di stampo nucleare.

Poi, non ci sarebbe più un mondo da dominare.

Antonio Vox

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