Il Pd alla deriva

Antonio Vox Enrico LettaPdpolitica italiana

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Facebook Letta, già brutalmente defenestrato dal PD di Renzi dal suo ruolo di Presidente del Consiglio, esiliatosi volontariamente per l’insopportabile “sgarbo” dell’“Enrico stai sereno” (frase ormai entrata a pieno titolo nella antologia del colloquio italiano), rientra in Italia, assiso sulla sedia gestatoria di “segretario senza rivali” del PD, osannato da quasi tutti i media italiani, e accolto, come un Giulio Cesare al ritorno dalla Gallia, dall’intera maggioranza del Conte II. Un eroe di quest’Italia del XXI secolo.

C’è chi sostiene che il ritorno dell’eroe, che ha trascorso un lungo periodo in Francia come docente della “SciencePo” per meriti scientifici, sia stato preparato, insieme alla cooptazione di Mario Draghi, dal Presidente Mattarella. La prova sarebbe la inusuale rapidità delle sostituzioni di Conte e Zingaretti. Guarda cosa si inventa la fantasiosa dietrologia politica italiana! Quale sarebbe, dunque, il compito di Enrico Letta? Quello di salvatore del PD; quello di rilanciare, con nuova instancabile energia, il partito che fu di Palmiro Togliatti.

Una prima forte sensazione è che proprio il suo acclamato ritorno in campo denunci che la classe dirigente del partito sia incapace di “produrre” un segretario, tanto appare ormai decotta.

Sensazione già infelice di per sé; ma poi, non si può non considerare che il nuovo segretario si sia formato nelle fila della famosa Democrazia Cristiana: una strana commistione.

Tutto questo fa pensare che il PD sia preda di una grave crisi d’identità e che si dibatta affannosamente nella ricerca di nuovi percorsi politici, tuttavia finora sconosciuti sin da quando si è trovato orfano del muro di Berlino.

L’immagine popolare attuale è che, privo di identità, il Partito vaghi nel nulla e che, ormai, il suo obiettivo sia solo l’occupazione delle poltrone e il controllo, a tutti i livelli, della Pubblica Amministrazione; il che significa della Burocrazia amministrativa, fiscale, giudiziaria, bancaria e di alcuni settori utili come la cultura, in senso lato.

Che sia questo il motivo della tenuta del suo “zoccolo duro”? Cosa ha fatto il nuovo segretario del PD nel primo frammento dei fatidici primi 100 giorni? Ha dichiarato d’essere l’unico vero convinto sostenitore del Governo Draghi; quasi un delirio francese da “sindrome di grandeur”.

A seguire, si è dedicato a rigenerare una insana e pretestuosa dicotomia conflittuale (di cui il PD è maestro e con la quale ha tenuto in ostaggio l’Italia per anni) con gli attuali alleati di governo, in particolare la Lega. Non se ne sentiva proprio il bisogno.

Iniziative sconcertanti che, da un lato, appaiono affatto inopportune e in chiaro contrasto con le “regole del gioco” imposte da Draghi; dall’altro, non fanno che consolidare la impressione che il Partito Democratico voglia giocare solo “la partita del potere”. Sempre sconfitto in tutte le ultime elezioni, tuttavia, sempre lì.

Non si capisce se Enrico Letta abbia ben chiara la grave situazione emergenziale in cui vive il Paese; come non si può osservare che, in contemporanea, la magistratura palermitana rinvia a giudizio Salvini per la questione Open Arms.

Vien da dire che siamo alle solite mentre il Paese è agonizzante.

Ma forse, Letta è rimasto sconvolto dalle condizioni in cui versa il suo partito se è vero che abbia detto ai suoi senatori: “Questo partito (paragonandolo alla Torre di Babele) alla sfida con la Lega nel 2023? Abbiamo già perso”.

Sembra che abbia detto, ancora: “Da dieci giorni abbiamo dato un segnale forte alla nostra gente, al governo, agli altri partiti, al Paese”.

Di quali segnali si tratta?

In primis lo Ius Soli, altra dinamite sul governo Draghi, in stile provocazione. E poi, un rilancio della parità di genere, tradendone però la filosofia: ha sostituito, infatti, i capigruppo parlamentari con due donne.

E i media a rilanciare la importantissima notizia, enfaticamente.

Su quest’ultima scia il PD lombardo, per bocca dell’ineffabile Gad Lerner (a “Otto e Mezzo” sulla La7) vuole sostituire il governo regionale lombardo, democraticamente eletto, con un commissario: la rediviva Rosy Bindi.  Ma la ricerca di una nuova identità quando comincerà? Sembra tutto così infantile! Mentre il Paese vuole vivere un’altra storia.

Antonio Vox – Presidente “Sistema Paese” – Economia Reale & Società Civile

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